La paura e il panico:
emozioni da gestire
La paura è un' emozione che ha uno scopo puramente biologico, è presente in tutti gli esseri viventi e assolve la funzione di proteggere l'organismo. La paura protegge e prepara all'azione.
In un ambiente pericoloso è vitale rispondere con atteggiamenti
di paura poiché predispone l'organismo ad una risposta coerente alla
realtà dell'ambiente.
La paura ha una funzione disgregante quando degenera nel panico che paralizza
ogni movimento o spinge a comportamenti irrazionali.
Anche il panico è una caratteristica presente in tutti gli esseri viventi.La degenerazione della paura in panico non sempre dipende dalla gravità dell’evento esterno (catastrofe o incidente) ma si genera quando l'organismo non riesce ad elaborare una risposta, una " strategia di salvezza ", allora scatta l'allarme e poi il blocco. L'organismo umano è abituato a rispondere a stimoli negativi ma quando questi superano la soglia di vulnerabilità personale scatta il panico.
Il panico può scatenarsi di fronte a reali stimoli esterni (incidenti,
terremoti ecc.) ma anche ( e forse più spesso) di fronte a gravi
pericoli e minacce derivanti dal mondo interno del soggetto, dai conflitti
esistenti nel suo mondo inconscio.
Generalmente si sostiene una triplice derivazione dell'attacco di panico:
biologica, comportamentale e psicodinamica. L'indagine psicoterapeutica
ha messo sempre più in risalto come gli attacchi di panico nell'adulto
abbiano un collegamento stretto con alcune caratteristiche presenti nell'infanzia.
Caratteristiche che si sono presentate sistematicamente nello sviluppo evolutivo
del soggetto.
La paura che si presenta davanti un incendio è considerata una risposta
funzionale alla sopravvivenza mentre il panico è considerata una
reazione mal organizzata ed eccessiva di fronte a un pericolo dal quale
non ci sa difendere. Il panico compare molto frequentemente di fronte a
situazioni di emergenza dove è difficile reagire normalmente, dove
non si può scappare, non ci si può arrabbiare, non ci si può
mostrare deboli e chiedere aiuto, non ci si può disperare ed essere
tristi, non si riesce ad organizzare l'azione, non si riescono ad integrare
tra loro emozioni e cognizioni, personaggi e storie.
A nostro avviso, approfondire gli aspetti psicodinamici del soggetto predisposto
a reagire alle situazioni d’emergenza con il panico è fondamentale
per realizzare una preparazione adeguata dei cittadini all’ emergenza.
Inoltre ci sembra importante non sottovalutare questi aspetti profondi del
funzionamento della personalità nella preparazione di coloro che
si candidano per prestare soccorso nelle situazioni di emergenza
Tra i fattori che influenzano in una situazione di stress o di emergenza (le risorse fisiche individuali, l'ospitalità o meno dell'ambiente, presenza di amici o di nemici, danni fisici riportati) è dimostrato che il più importante è quello psicologico. Se l'infortunato riesce a reagire positivamente all'emergenza conservando o innescando la voglia di vivere, la volontà di lottare contro gli ostacoli, la fiducia in se stesso, la speranza di sopravvivere, la volontà di raggiungere i propri cari, il controllo del panico, l'eliminazione di ogni pensiero depressivo, avrà il massimo delle possibilità di sopravvivere. (nonostante gli altri fattori possano essere favorevoli).
Se invece l'infortunato diviene preda del panico perdendo ogni speranza di vita, la fiducia in se stesso, risponde negativamente al pericolo, avrà pochissime possibilità di sopravvivere ( nonostante gli altri fattori possano esse favorevoli ).
Ciò ci può aiutare a comprendere come non sia sufficiente
solo su un buon addestramento tecnico per prepararsi a fronteggiare l’emergenza
senza panico, ma come occorra anche intervenire sulle dinamiche emotive
dei soggetti che si vuole rendere capaci di fronteggiare efficacemente l’emergenza.
Ciò è ancora più importante per coloro che portano
il loro aiuto ed il loro sostegno alle popolazioni colpite da calamità
o incidenti.
Da molti anni ormai psicologi, medici, sociologi (Kristal 1968, Horowitz
1976, 1987 ), hanno realizzato studi e ricerche per verificare il danno
causato da eventi particolarmente gravi, improvvisi e stressanti come le
calamità naturali ed artificiali. La psicotraumatologia rappresenta
la disciplina specifica che si occupa delle conseguenze di eventi di intensità
straordinaria.
Ci sembra importante sottolineare questo aspetto perché conferma
l'intuizione del Centro Rampi di accomunare nell'unica categoria epistemologica
di " educazione al rischio ambientale " gli interventi educativi
rivolti alla popolazione per renderla capace di fronteggiare tanto i grandi
eventi calamitosi che gli eventi infortunistici. In entrambi i casi l'individuo
deve adottare strategie mentali di tipo cognitivo, affettivo e comportamentale
abbastanza simili . Ciò non ci porta a sottovalutare la forte differenza
fra micro e macro rischio rappresentata dal coinvolgimento nell'evento di
poche o tante persone che comporta, al contrario, una programmazione ben
diversa degli interventi. Ma dal punto di vista della formazione alle tecniche
autoprotettive il percorso è abbastanza simile per le due classi
di eventi.
Nelle esperienze di formazione degli esperti in educazione ai rischi ambientali
e nei corsi per i volontari interni all'associazione si è sempre
inserito alcune tecniche psicologiche per migliorare la propria gestione
dell'ansia come le tecniche di rilassamento e interventi di dinamica di
gruppo.
L'associazione ha sempre ribadito come l'addestramento deve essere inserito
nella formazione dei bambini e dei ragazzi all'interno della scuola dell’obbligo.
Occorre, infatti, intervenire in età precoce per avere qualche speranza
di trasformare eventuali pattern comportamentali di risposta all’emergenza
(ad es. il panico) in comportamenti più adeguati a fronteggiare situazioni
di emergenza (dalla semplice interrogazione scolastica, all'evacuazione
della scuola in caso di incendio, al comportamento in caso di terremoto
ecc.).
KIT
"PREPARARSI ALL'EMERGENZA"