Alfredino, 45 anni dopo: trasformare il dolore in cura, la fragilità in coraggio

Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena, o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano» (Emily Dickinson)

Alfredino, ancora oggi quanto dolore, eppure quanta ostinata speranza. Oltre ogni retorica, la tua vita e il tuo sacrificio non sono stati invano. Lo possiamo testimoniare. Ogni frammento di buio, ogni lacrima, ogni sofferenza – che oggi abbracciamo e sosteniamo insieme – hanno portato frutti di risveglio, si sono trasformati in una sorgente inesauribile di luce e protezione. 

Chissà quante vite sono state salvate nel tuo nome. Quanti “pettirossi caduti” – bambini, adolescenti, famiglie in difficoltà – hanno trovato una mano tesa, una guida, un nido sicuro, grazie all’intuizione e al coraggio della tua mamma Franca. Quante vite silenziosamente salvate grazie alla Protezione Civile, al lavoro di prevenzione, alla consapevolezza nata quel giugno di 45 anni fa. 

Con la stessa delicata tenacia che ci ha trasmesso la tua famiglia, continuiamo a rendere il tuo ricordo un atto d’amore fecondo e generativo. 

Grazie a tutti coloro che ci sostengono e che, ancora una volta in questi giorni, si sono stretti attorno a noi e alla famiglia Rampi. Il vostro calore ci dà la forza di continuare a trasformare il dolore in cura, la fragilità in coraggio